la descrizione arriverà quando mi sarà più chiaro cosa fare in questo blog
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(ottobre 2003)
Nel pomeriggio primaverile, le note della banda salivano dal parco comunale fino ai balconi del condominio. Passero e Merlo erano appollaiati su uno di essi.
- Che chiasso! Ma è sempre così in città?
- No, oggi è la festa del patrono e al parco c’è la fiera. Fra un po’ finirà.
- Meno male. Anche perché vorrei andare a cercare un po’ di vermi prima di buio, non mi azzardo con tutta quella gente.
- Nessuno ti spara qui. Non è per questo che ti sei trasferito dal bosco?
- Sì, però…mi devo ancora abituare.
Passero si sporgeva, osservando uno ad uno gli altri balconi.
- Vediamo un po’…ogni anno ce n’è qualcuno…ecco, guarda lì!
Su una piccola terrazza d’angolo, dove ancora batteva il sole, era stata messa una gabbia con dentro un uccelletto marrone scuro, dal petto bianco picchiettato di nero. Merlo sobbalzò.
- Uno zimbello! Allora anche qui ci sono i cacciatori!
- Macché! Certi umani tengono uccelli in gabbia così, per divertimento. E li comprano alla fiera, mica li catturano. Non vedi che è un forestiero?
- Beh, gli umani di città si divertono proprio male, secondo me. Non sono sicuro che mi piaccia stare qui. E poi, tutto questo rumore non lo sopporto!
- Certo, perché il rumore degli spari nel bosco era meglio?
- No, ma…
- Allora non rompere! Se esiste un posto perfetto, io non so dov’è. Andiamo piuttosto a fare due chiacchiere col nuovo arrivato.
Volarono accanto alla gabbia. L’uccello marrone appariva spaesato.
- Ciao, io sono Passero e lui Merlo. Tu come ti chiami?
- Domino.
- Non sei di qui, vero? Da dove vieni?
- Sono nato in una voliera e mi hanno portato in giro per le fiere in una gabbia grande, sempre con tantissimi altri uccelli.
- Poverino! Non hai mai provato la libertà?
- Cos’è la libertà?
- Voglio dire, non sei mai uscito dalle gabbie in vita tua?
- Perché, fuori si sta meglio? Io non lo so, non l’ho mai provato.
Passero tirò un colpo d’ala a Merlo e gli sussurrò: “Basta”. Poi rispose a Domino:
- Dipende dai punti di vista. Certo, c’è più spazio…ma anche tu ne hai abbastanza ora, vedo.
- Sì, è la prima volta che ho una gabbia tutta per me.
- In libertà nessuno ti dà da mangiare, bisogna cercarselo da soli.
- Non saprei davvero come fare!
- Allora sta contento. Conosco il piccolo umano che abita qui, ha sempre avuto cura dei suoi uccelli.
- Passero, è tardi. Dobbiamo andare a cercarci il cibo.
- Sì, andiamo. Ciao Domino, torneremo a trovarti.
- Ciao!
Il giorno dopo, il tempo era brutto. Passero e Merlo preferirono rimanere nei nidi e uscire lo stretto indispensabile per trovare da mangiare.
Il terzo giorno era tiepido e soleggiato. Quando si avvicinarono al terrazzo di Domino, sentirono una melodia sconosciuta. L’uccello, nella gabbia posta sotto i raggi, saltellava e cantava a squarciagola.
- È allegro l’amico. Chissà perché poi. A me è passata da un pezzo la voglia di fischiare.
- Zitto. Ehi Domino, come va? Mi sembra bene.
- Sì, è una giornata così bella, mi piace stare qui sul terrazzo. Ieri mi hanno tenuto in casa tutto il giorno e mi sentivo triste, ma ora sono di buon umore.
- E ti lamenti? Almeno sei stato al riparo, a differenza di noi.
- Sono gli svantaggi della libertà, Merlo.
- Non so che dirvi di questa libertà. So solo che qui sto molto meglio che dall’uccellaio, e sono contento.
- Ci fa piacere. Adesso ti salutiamo, abbiamo tanto da fare. A domani!
Volarono via, accompagnati dai gorgheggi esotici di Domino. Sembravano riempire tutto il cortile e fondersi con i raggi del sole.
- Vorrei saper cantare come lui. È un inno alla vita.
- Ah! Bella, sì, la sua vita. In prigione.
- Sei sicuro che le nostre siano meglio? Se non altro per lui è più comodo, l’hai ammesso anche tu.
- Ma pensa quanto si perde! Invece di fargli credere che sta bene, dovremmo aiutarlo a fuggire, ecco!
- Fuggire per andare dove? È esotico e nato in gabbia, non se la caverebbe qui in libertà. La vita che fa è l’unica possibile per lui, non lo capisci?
- Per questo cerchi sempre di addolcirgli la pillola?
- Non c’è niente da addolcire. Lui non “crede” di star bene, lui “sta” bene. Senti come canta ancora?
Tra le note lontane ma sempre apprezzabili, i due uccelli si separarono restando ognuno della propria opinione.
Il giorno dopo, trovarono Domino accovacciato sul fondo della gabbia, con le penne rigonfie.
- Ho tanto freddo!
- Ma è caldo come ieri.
- Penso di essere malato. Tanti di noi prendono malattie, sapete, stando così ammassati nelle gabbie ce le trasmettiamo.
- Povero Domino. Ma non preoccuparti, quando il tuo umano se ne accorgerà ti riporterà in casa e ti curerà.
- Infatti, eccolo che arriva. Voliamo via, Passero. A presto, Domino.
Passero e Merlo tornarono a vedere il terrazzo per qualche giorno, ma la gabbia di Domino non comparve più.
- Tu sei più esperto di queste cose da città: che gli sarà successo?
- Penso che sia morto.
- Oh!
Tacquero per qualche istante. Il sole splendeva sul cortile, il platano al centro era ricco di foglie verdi, le poche aiole traboccavano di fiori. L’estate si avvicinava.
- È morto senza neanche aver vissuto.
- Non sono d’accordo: ricordati che per un giorno ha cantato!
Il Lupo Cattivo e VogliolaLuna non se la prenderanno, spero, se ho copiato l'idea ;-)
Questo è lo spazio per le "opere letterarie" prodotte in passato, da me o (se vorranno) da altri. Già edite (su internet, dove altro?) o inedite.