la descrizione arriverà quando mi sarà più chiaro cosa fare in questo blog
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Sono tornato!
In attesa di trovare la vena per parlare del viaggio,posto un omaggio a Carcassonne (la città dove abbiamo fatto base) e all'Occitania tutta (alias, l'attuale Mezzogiorno di Francia) con il suo inno nazionale, Se Canta
Da come si sta mettendo, potrebbe essere il titolo da dare a quest'estate.
1. Degli amici mi invitano da loro al mare, nel periodo in cui il figlio non c'è e la stanza è libera. Il figlio non parte più (neanche lui), anzi invita pure un amico. Non se ne fa più di niente.
2. Sarei dovuto partire stasera o domattina per un giro in Francia con un'amica. Lei si è ammalata. Va bene, la vacanza sarebbe solo rimandata, ma...incrociamo le dita.
3. Avevo fissato intorno a Ferragosto per andare al mare con un altro amico. Adesso mi dice che sul lavoro ci sono problemi e forse non gli danno più le ferie. Forse . Continuiamo a incrociare, anche le dita dei piedi.
4. E questa è la cosa più importante:
NON SI PARTE PIU' A SETTEMBRE
Spiegazione: ho fatto il concorso per insegnare alle scuole italiane all'estero, superando gli esami di inglese e tedesco. Ieri è stato pubblicato l'elenco delle sedi disponibili. Per la mia materia ce ne sono solo due
- Barcellona, e qui ciccia, perché non ho superato l'esame di spagnolo - anche i prof vengono segati a volte, consolatevi studenti ;-) - Caxxo, una delle mie città preferite, dove ho anche degli amici...SIGH
- L'Asmara: è dubbio che mi chiamino perché in inglese sono alquanto basso in graduatoria; comunque dalle informazioni raccolte in rete non sembra un gran bel posto per viverci (se qualcuno esperto può smentirmi, ben venga). Ora come ora, non accetterei.
Ero messo bene in graduatoria per il tedesco, ma lì non c'è nessun posto libero per noi. E pensare che ce ne sono quarantasei nelle scuole elementari. Maestri, SGRUNT!
Ritenta, sarai più fortunato.
Oggi passo davanti al bar dove ci ritrovavamo da ragazzi.
Non è un fatto raro, in fondo abito ancora nello stesso quartiere.
Ma per qualche motivo, stavolta mi viene voglia di entrare.
"Sarà la nostalgia..." cantava qualcuno che ora non ricordo...sarà la nostalgia, ma mi viene anche voglia di quella che un tempo era la mia bevanda estiva preferita: un tè freddo.
La barista sorridente, senza esitare, mi offre una lattina e una specie di boccale.
Ma come? Che fine ha fatto il tè freddo "fatto in casa" (o meglio "in bar") che una volta si trovava dappertutto a Firenze, versato da un'apposita bottiglia col tappo di plastica, in un bicchierino di dimensioni casalinghe?
Questione d'igiene, come per l'olio al ristorante? Mah. Comunque 'sto tè in lattina...(ahi, stavo per dire la marca!)...non è cattivo, ma l'altro era molto meglio.
E poi, una lattina intera è troppo, il tradizionale bicchiere bastava...infatti, non riesco neanche a finirlo.
E poi l'altro costava pochissimo...sarò pidocchioso a pensare che 2 € siano tanti?
Mi guardo intorno e vedo com'è cambiato il bar: più carino, più pulito, più...patinato, ecco! Perfino il nome è cambiato. Non posso dire né il vecchio né il nuovo, ovviamente: ma il primo era buffo, ruspante, "fiorentino"; il secondo è anonimo.
Un nome anonimo: bell'ossimoro! Voglio dire, lo stesso nome che hanno un sacco di bar-caffè-alberghi-ristoranti in giro per l'Italia.
Vabbè, le cose cambiano.
Davanti al bar c'è ancora un gruppetto di ragazzi: quattro!
Non ci pensiamo, io vengo dagli "anni delle immense compagnie", come diceva un'altra canzone, non posso capire.
Tornando a casa, costeggio i giardini dove giocavo da piccolo.
Mi sembrano vuoti. Cerco di contare i bambini presenti, ma non è facile, perché loro ancora corrono, saltano, gridano e fanno "Oh!", meno male! Ma stimo che siano circa una trentina.
Quanti eravamo noi? Non lo so, ma ricordo che la ressa in quei giardini era paragonabile a quella che si trova al centro o al supermercato il sabato pomeriggio. Non che la cosa ci disturbasse, anche se toccava fare la coda per le altalene. Che non ci sono più, noto.
Sparsi per il giardino, adolescenti a gruppetti: ben separati uno dall'altro, numero medio di componenti 4 o 5.
Le cose cambiano.
Ma a volte, questi bambini e ragazzi di oggi, così pochi, mi fanno pena.